Nei primi giorni dopo il parto, prima che arrivi il latte "vero", il seno produce un liquido denso e giallastro, in piccole quantità. Si chiama colostro. A guardarlo non somiglia al latte bianco e abbondante che verrà dopo: è più scuro, più denso, quasi cremoso. E forse è proprio questo aspetto insolito che, in moltissime culture e per moltissimo tempo, lo ha reso oggetto di sospetto.
In gran parte del mondo, in epoche e luoghi diversissimi tra loro, il colostro è stato considerato qualcosa da non dare al neonato. Alcuni popoli pensavano fosse pus rimasto nel seno durante la gravidanza, altri lo consideravano un liquido troppo pesante da digerire, altri ancora un residuo da eliminare prima che il latte diventasse buono.
Una credenza sorprendentemente diffusa
Già negli anni Sessanta l'antropologa Dana Raphael, studiando gli archivi etnografici, individuò decine di società in cui l'allattamento veniva iniziato non subito, ma tre o più giorni dopo la nascita — il tempo di lasciar passare il colostro. Ricerche successive hanno allargato l'elenco. Uno studio su 120 culture ne trovò cinquanta in cui il bambino veniva tenuto lontano dal seno per almeno 48 ore, proprio perché quel primo latte era ritenuto "sporco" o "non pronto".
In alcune zone dell'India il colostro viene scartato e al neonato si dà prima miele o altre sostanze; in Turchia, tradizionalmente, una miscela di burro e acqua zuccherata; in Etiopia, ancora oggi, una parte delle madri lo elimina, indicando come motivazioni il colore giallo, la convinzione che faccia male, o semplicemente "la tradizione". Spesso a custodire e trasmettere queste regole sono le figure più autorevoli della famiglia — come le nonne — in un passaggio di sapere femminile che attraversa le generazioni.
Cosa dice invece la scienza
Eppure il liquido che tante culture hanno imparato a scartare è, in realtà, una delle sostanze più preziose per il neonato.
Il colostro non è latte "immaturo": è un alimento diverso, fatto apposta per i primissimi giorni. È pieno di anticorpi (immunoglobuline), di lattoferrina e lisozima — molecole che proteggono l'intestino ancora vergine del bambino dalle infezioni. È, letteralmente, la prima vaccinazione naturale, un ponte immunitario tra la madre e il figlio nel momento in cui il piccolo è più indifeso. Contribuisce a proteggere da diarrea, infezioni respiratorie e sepsi neonatale — proprio le cause di mortalità infantile più diffuse nei contesti dove, paradossalmente, la credenza di gettarlo è più radicata.
Per questo l'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di iniziare l'allattamento entro la prima ora di vita: è una delle azioni più efficaci e a costo zero per la salute del neonato.
Guardare senza giudicare
Potremmo essere tentati di liquidare queste tradizioni come pura ignoranza. Sono nate in mondi senza microscopi, dove l'aspetto di un liquido era l'unico strumento per giudicarlo, e dove regole condivise davano ordine e sicurezza a un momento — la nascita — carico di paura e mistero. E, inoltre, non tutte le culture hanno demonizzato il colostro: in molte è stato invece considerato sacro, un dono, un segno di buona sorte.
La cosa interessante, semmai, è un'altra: la stessa madre che esita a offrire il colostro può poi allattare con dedizione per anni. La credenza riguarda quei primi giorni, non l'amore né la volontà di nutrire. Ed è proprio qui che il rispetto culturale e la buona informazione possono incontrarsi, non imponendo, ma spiegando perché quel primo latte, che sembra così poco e così strano, è in verità un dono prezioso.



