La gelosia tra fratelli non viene considerata un semplice difetto del carattere, ma una reazione profonda alla scoperta che l’amore dei genitori non appartiene esclusivamente al bambino.

La nascita di un fratello come perdita

Per il primogenito, l’arrivo del secondo figlio può essere vissuto come una vera e propria destituzione: fino a quel momento era stato il centro quasi esclusivo dell’attenzione familiare; improvvisamente compare qualcuno che occupa il corpo, il tempo e il desiderio della madre.

Freud osservava che il bambino può vivere il fratello come un rivale nell’amore dei genitori. La gelosia contiene quindi sentimenti diversi: paura di essere sostituito, rabbia verso il nuovo arrivato, desiderio che scompaia, senso di colpa per i propri sentimenti aggressivi, tentativo di riconquistare l’amore attraverso obbedienza, regressioni o comportamenti problematici.

Il primogenito può ricominciare a parlare come un bambino piccolo, chiedere di dormire con i genitori, avere difficoltà nel controllo degli sfinteri oppure diventare improvvisamente molto diligente. Regressione e “bravura” possono avere lo stesso significato implicito: «Guardatemi, non dimenticatevi di me».

Psicoanalisti del '900, tra cui Jacques Lacan, hanno evidenziato che il fratello introduce il bambino nella dimensione del confronto: esistono altri simili a lui che desiderano gli stessi oggetti e lo stesso amore. Il fratello può essere vissuto come un doppio inquietante: è simile a me, ma potrebbe prendere il mio posto. Da qui derivano domande profonde: “Che cosa ha lui che io non ho?”, “Perché mia madre lo guarda in quel modo?”, “Che cosa devo diventare per essere scelto?”.

La rivalità fraterna riguarda quindi anche il problema dell’identità. Il bambino comprende chi è confrontandosi con lo sguardo che i genitori rivolgono a lui e agli altri figli. L'arrivo del secondo implica una perdita dell'esclusività dell'oggetto d'amore; un trauma psichico, dopo quello del parto; un'altra occasione di pianto disperato che esprime l'angoscia per la rottura della dualità col materno.

Che cosa aiuta

Non è necessario che i genitori trattino i figli in maniera perfettamente identica. Anzi, un’uguaglianza meccanica può ignorare le loro differenze. È però importante che ciascun figlio senta di avere un posto proprio, non subordinato alla prestazione o al confronto. È utile non obbligare sempre il maggiore a cedere, evitare paragoni anche apparentemente positivi, riconoscere apertamente la gelosia senza colpevolizzarla, dedicare a ciascun figlio momenti esclusivi, distinguere l’equità dall’identico trattamento e permettere ai figli di esprimere anche sentimenti aggressivi.

Dire a un bambino «Capisco che a volte vorresti che tuo fratello non ci fosse» non significa approvare un’aggressione. Significa offrirgli parole con cui pensare un sentimento, evitando che debba manifestarlo soltanto attraverso il comportamento. Attraverso il linguaggio offriamo al bambino un significante per dare senso a quel sentimento pesante che esprime e insegniamo inoltre la relazione con l'altro come pari.

In definitiva, la gelosia fraterna diventa meno distruttiva quando il bambino comprende che l’arrivo dell’altro limita la sua onnipotenza, ma non cancella il suo posto nell’amore dei genitori.